Dopo poco più di un anno di
attività, abbiamo avuto modo di affrontare diverse sfide. Dall’organizzazione
di eventi, passando per le battaglie condotte, sino ad arrivare ai rapporti più
stretti con cittadini attivi e, soprattutto, con altri partiti politici. Non i
Giovani Democratici, come se fosse un marchio da sventolare quando serve, ma
ogni suo componente. Un gruppo di ragazzi che ha deciso di essere parte attiva
nella vita politica alberobellese, ma con una propria organizzazione totalmente
indipendente. Se questo per qualcuno può non essere vero o, ancora, se a
qualcuno non interessa, noi rispondiamo che questo è un elemento
imprescindibile. Con occhi delle volte inesperti e ancora più spesso a
“cuoricino”, perché romanticamente innamorati della politica, ci siamo guardati
attorno e ci siamo approcciati alle varie situazioni seguendo quella linea
morale che ci ha portato a costituirci. E forse proprio qui c’è l’ingenuità,
prima che in altro.
Sin da
quando ci siamo costituiti abbiamo seguito la vicenda del mercato coperto. In
una situazione di latente ostilità nei confronti dell’amministrazione, la
demolizione del mercato coperto è stato un detonatore in un contesto esplosivo.
Ciò ha prodotto un comitato cittadino; una realtà che ci ha entusiasmato, in
cui subito abbiamo deciso di inserirci. Sin dal primo incontro, però, chiedemmo
ai componenti apertamente schierati politicamente di evitare strumentalizzazioni,
per non deturpare il significato stesso del comitato e della lotta condotta. Si
sarebbe, in particolare, colpito tutti quei cittadini che finalmente hanno
deciso di partecipare attivamente. Tutti quei cittadini che non hanno bisogno
di colori politici, di parole d’ordine, grandi motti e leader da seguire.
Cittadini che vogliono solo impegnarsi per il paese; nello specifico per la
questione del Vecchio Mercato Coperto.
Era
evidente, quindi, che il Comitato e i partiti potessero al limite viaggiare su
strade parallele, senza però mai incontrarsi. Proprio sulla base di questo
ragionamento, che subito facemmo nostro, abbiamo dovuto fare una scelta:
continuare la battaglia all’interno del Comitato o come Giovani Democratici, il
gruppo che noi abbiamo composto. Era evidente che una escludeva l’altra. Dai
vari incontri abbiamo maturato idee ed opinioni che sentivamo di non poter
condividere sulle nostre pagine e spazi virtuali che avevamo creato. In
particolare per rispetto nei confronti dei componenti del comitato stesso. Ma nello stesso tempo non volevamo lasciare
vuoti quegli spazi creati ad hoc per quella stessa battaglia, che sin
dall’inizio abbiamo deciso di affrontare. La decisione fu quindi quella di
abbandonare il Comitato, non partecipando attivamente alle riunioni ma
sostenendolo nelle iniziative e tentando di tenere alto l’interesse per la
questione. Paralleli, insomma.
Una
decisione che potremmo ancora oggi considerare difficile, dato che
opportunisticamente ci avrebbe potuto dare un feedback di immagine per noi,
singoli componenti, più che ad un simbolo, come quello dei GD. Ma quando si
crea un gruppo difficilmente si riescono a scindere le cose; il singolo dalla
collettività, il personalismo da un’organizzazione collegiale. Sempre più
spesso ci si spreca più per l’immagine e l’identità di un gruppo che per quella
del singolo componente. Alla fine si lavora di gruppo per il gruppo, non di
gruppo per il singolo.
Ed infatti
questo ha dovuto affrontare il Comitato Cittadino. Proprio quando, sfruttando
l’ondata di indignazione per la confisca dell’area dell’ex mercato coperto,
dovevano correre per giungere all’obiettivo, si sono persi guardandosi attorno
per capire chi erano e con chi si stavano schierando. L’obiettivo divenne mostrare
a tutti la loro apartiticità. Lodevole, ma con chi ne dovevano parlare, dato
che il grosso del gruppo più attivo è apertamente schierato politicamente? Dovevano
affrontare una contraddittorietà intrinseca nei Comitati in generale.
Quando
pareva superato l’impasse, in una recentissima riunione del comitato tenutasi
nel circolo “bella ciao” di Alberobello, un preciso componente di uno specifico
partito di Alberobello ha proposto ai componenti del Comitato Cittadino di
allargare la battaglia, puntando a costituirsi come gruppo misto alle prossime
amministrative. La pretesa di mandare a quel paese (e qui preferiamo
parafrasare) i partiti, anche quello che esso rappresenta direttamente, per noi
ricorda il binomio di cui parlavamo prima: gruppo che lavora per il gruppo o
gruppo che lavora per i singoli? Ancora peggiore è il tentativo poco velato di
strumentalizzare un gruppo di persone che non ha obiettivi politici, ma solo la
volontà di esprimere il proprio amore per il paese con la più semplice e pura
partecipazione attiva.
Ed è qui
che esiste la differenza: tra politica e cittadinanza attiva, che più che altro
collaborano con i mezzi istituzionali esistenti. La cittadinanza attiva e nello
specifico l’esperienza del nostro Comitato Cittadino, ha già variato il modo in
cui i partiti debbono intendere il rapporto tra politica e cittadini, in particolare
nella gestione della cosa pubblica. I cittadini attivi devono essere arbitri e
detentori di una battaglia che non riguarda solo la gestione di un’area, ma
quella della politica di tutti e non solo di consiglieri, assessori e
sindaco. Soprattutto non della politica di chi vuole un determinato ruolo
istituzionale, ad ogni costo.

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