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martedì 3 gennaio 2017

Giustizialisti si nasce, garantisti si diventa

ImmagineGiustizialisti col culo degli altri. Duro ma giusto, direbbe qualcuno. 

Ebbene, è proprio questo quello che ho pensato non appena ho letto l’articolo sul blog dalle cinque stelle; questo riguarda un nuovo codice di comportamento per gli amministratori grillini. Nessuna espulsione immediata, volendo sintetizzare il tutto, in caso di avviso di garanzia. A meno di un comportamento oggettivamente compromettente per se stesso o per il movimento. In ogni caso tutto passa al vaglio della figura di garanzia, in questo caso Grillo. 

Sia chiaro: nessuno mette in dubbio la scelta politica, dato che la considero ovvia e frutto di un cambiamento del movimento che doveva, volente o nolente, sopraggiungere. È ciò che accade quando un movimento si responsabilizza, si istituzionalizza e “normalizza”, adattandosi alle altre forze politiche.  

Cos'è rimasto del Movimento 5 Stelle ortodosso dei primi anni? Non dovrei essere io a rispondere, ma la domanda giunge spontanea. Lo spirito tipico di un movimento di protesta, però, si sta oggettivamente sgretolando. Avvicinandosi alle istituzioni, ricoprendo cariche politiche più o meno importanti, si è svuotata quella spinta propulsiva dei primi anni. Ora al centro del ciclone ci sono anche loro! 

Se un avviso di garanzia – che sino a qualche tempo fa era un elemento sufficiente per richiedere le dimissioni – raggiunge un esponente politico pentastellato è ovvio ipotizzare un disincanto nei confronti delle retoriche portate avanti sino ad ora. Non esiste più un “voi” e un “noi”; si confondono nella cloaca che loro stessi hanno voluto creare, spesso con toni non di certo istituzionali.  

E allora andiamo avanti riformando internamente il codice di comportamento. Da un momento all'altro si diventa garantisti, quando un momento prima si era giustizialisti convinti. Il tutto passa come un cambiamento meno importante di quel che è realmente, sottoponendolo persino al voto della “rete” come se possa cambiare una posizione politica (quella garantista, si intende) evidente e incontrovertibile. 

Un ulteriore pagina nel NON statuto.

Daniele Amatulli

lunedì 20 giugno 2016

Amministrative 2016 - M5S forte ai ballottaggi, PD cerchi rinnovamento.


Il giorno dopo i ballottaggi, spinti anche dalla completezza dei risultati, ci si accalca ad analizzarli. Numerose sono le chiavi di lettura, diversi sono i punti di vista da cui prendere spunto per un'analisi completa. Dato che non voglio dilungarmi troppo, analizzo quelli che, secondo me, sono i risultati più importanti, quelli che più di tutti hanno colpito: a Roma e a Torino il M5S ha trionfato, anche con vittorie schiaccianti. Si incorona un processo che avrebbe, prima o poi, cambiato lo scacchiere e stravolto le tradizionali divisioni. Nella costante ricerca di personificazione delle battaglie politiche, si è costituito un nemico comune nella figura di Renzi; di coerente riflesso, nel PD.



Li dove cresce la sfiducia, incalza l'opposizione alla politica di governo e nei confronti dei partiti tradizionali; chi segue l'onda di questo trend, ha più possibilità d'altri di avere la meglio. Ma queste sono condizioni adatte anche a costituire un fronte "antirenziano", seppur diviso dalle tradizionali appartenenze partitiche o di schieramento. Lo si comprende in presenza di un ribaltamento o di una sconfitta più netta che nel primo turno, quando persino il centrodestra è compattò nel preferire un candidato 5S. Questo rappresenta un movimento che taglia trasversalmente i due tradizionali schieramenti "destra-sinistra", quindi più vicino di altri alle preferenze dell'elettore insieme di Destra e di Sinistra, sia se sfiduciato o se spinto solo dalla necessità di scegliere "l'uno o l'altro".



Per riassumere il tutto cito il Segretario Metropolitano dei GD Terra di Bari e caro amico Davide Montanaro, che in un post su Facebook dice: "Un primo dato chiaro viene fuori da questo ballottaggio: il centrodestra torna a vincere a Roma e Torino"



E' evidente però che la vittoria non sia stata portata solo dall'appoggio dell'elettorato di centrodestra. Nei casi più eclatanti, la sconfitta deriva da un passato di mal gestione amministrativa che svuota di contenuti persino i progetti politici più innovativi. Nel caso di Roma, con ancora fresca la ferita del commissariamento, persino negli ambienti più schierati c'era scetticismo sulla vittoria di Giachetti sulla Meloni; le divisioni interne del Centrodestra hanno favorito il passaggio di Giachetti al secondo turno. Questa è l'apice di un momento storico che non poteva che portare il voto di protesta e la sfiducia a vincere queste elezioni.



Questi risultati non possono che portarmi a fare un riferimento nazionale: dopo aver vinto 19 ballottaggi su 20, il M5S mostra quanto sia capace di attrarre, più di altri, l'elettorato mobile. Chi decide di privarsi di una bandiera, del riferimento partitico o di uno schieramento, cerca le soluzioni concrete da chi rappresenta il volto giovane di questa politica; quella con il "volto pulito". Li dove era il PD a rappresentare questi aspetti, la vittoria è giunta; anche se alcune volte di misura; anche se consideriamo piccole città.  Ed è proprio questa la direzione da dover prendere per il cambiamento. Il rinnovamento dirigenziale deve essere l’obiettivo prioritario. A questo deve seguire un cambiamento nella gestione della politica di governo.

Stefano Minerva. 30 anni. Dirigente Nazionale dei Giovani Democratici nel 2012 delega ai Saperi ed al Mezzogiorno, dal 2014 responsabile nazionale Organizzazione e Tesseramento. Sindaco di Gallipoli.
            - Daniele Amatulli