(DIS)Unione
Europea: Emigrazione e Solidarietà
Quello
dell'immigrazione è una problematica delicatissima. Se descritta in
maniera sbagliata si può cadere nelle solite chiacchiere da "bar",
generalizzando, come solo alcuni sanno fare, senza prendere in
considerazione elementi estrinseci ed intrinseci necessari per
comprendere questo fenomeno, come qualunque altro.
E' un problema,
certo. Lo ribadiamo e lo comprendiamo. Può considerarsi un problema
di sicurezza, certo. Anche questo lo comprendiamo e ne siamo
dispiaciuti. Ma sarebbe bene non soffermarci su quelle che sono le
notizie dei giornali, che solitamente inquadrano la situazione come
semplicemente di emergenza, scaricando tutte le colpe un pò contro
gli emigrati, un po' contro il governo, un po' dove capita, tranne
che a se stessi.
Partiamo da un
presupposto, tanto logico e scontato, quanto dimenticato dai più:
gli emigrati sono prima di tutto persone. Ed in quanto tali devono
essere rispettate, garantendo loro i diritti, non quelli di
cittadinanza (che altrimenti dipenderebbero solo da una questione di
"fortuna". "ritieniti fortunato per essere nato nella
parte del mondo che conta", diceva qualcuno), ma i diritti che
devono essere garantiti ad una persone in quanto parte integrante
dell'umanità, la cui appartenenza può essere difesa e garantita
solo dall'umanità stessa. Basta con le solite affermazione di chi
pensa solo al proprio orticello. Ci si riempie la bocca di belle
parole; tutti garanti dei diritti dell'uomo, tutti buonisti, tranne
quando si sta parlando di qualcun altro che non sia se stesso.
Per qualcuno la
soluzione a tutto è rimandarli a casa. Cacciarli, come se fossero
intrusi. Per qualcuno non sono nemmeno meritevoli di aiuto, quando,
invece, non vogliono altro che essere aiutati.
Ed è questo il pensiero che si condivide tra i diversi stati dell'Unione Europea. Un' Unione che si dimostra quanto mai frammentata, almeno dinanzi ad una problematica come quella dell'immigrazione. La Gran Bretagna non accetta quote di emigrati nel proprio territorio; la Francia non permette agli emigrati fermi a Ventimiglia di superare il confine, ed intanto gli stessi emigrati dormono sugli scogli.
Ed è questo il pensiero che si condivide tra i diversi stati dell'Unione Europea. Un' Unione che si dimostra quanto mai frammentata, almeno dinanzi ad una problematica come quella dell'immigrazione. La Gran Bretagna non accetta quote di emigrati nel proprio territorio; la Francia non permette agli emigrati fermi a Ventimiglia di superare il confine, ed intanto gli stessi emigrati dormono sugli scogli.
Ma la notizia
che più colpisce è quella dell'Ungheria, il cui Primo Ministro
Viktor Orbàn propone di erigere un muro alto 4 metri sul confine
serbo per evitare l'arrivo di ulteriori rifugiati. Stiamo parlando di
uno xenofobo e fascista, che ha modificato la costituzione ungherese
limitando la libertà d'espressione, criminalizzando addirittura i
senza tetto e svuotando di contenuto la Corte Costituzionale , visto
che non ha alcun potere di modifica dei contenuti della Costituzione.
Un fascista,
che l'Europa ancora non riesce a comprendere a pieno, visto che non
si ha la forza di schierarsi contro.
La cosa che più
colpisce e fa sorridere è che, in un contesto unitario e di
democrazia, si preferisce ipotizzare l'uscita dall'EuroZona della
Grecia per i suoi debiti, ma non si ipotizza nulla del genere per
l'Ungheria, lontana anni luce dal concetto di democrazia e dallo
stato di diritto.
Probabilmente
la più grande colpa della Grecia è quella di avere un Primo
Ministro che, a scapito dei creditori, preferisce dare acqua, gas e
luce alle famiglie più povere del proprio paese. Troppo Socialista e
democratico per l'Unione Europea.
Questo problema
dell'immigrazione mette a nudo problemi ben più ampi: l'Europa, il
cui concetto principe è lodevole e da seguire ad ogni costo, sta
perdendo. Viene sconfitta dalla concezione di separazione, di
cittadinanza, di protezione del proprio orticello, di lodevoli
principi schiacciati da persone che non hanno alcuni rispetto per i
diritti dell'uomo e per la solidarietà, che dovrebbero essere
principi cardine dell'Europa e degli europei.
Intanto, mentre
in Europa si preferisce erigere dei muro, in Italia, nonostante le
affermazioni disumane di qualcuno, finalmente abbiamo notizie
positive. Notizie di solidarietà, per altro in una città
particolarmente colpita da questa problematica: Roma.
Inutile entrare
nel caso specifico, perdendoci in chiacchiere riportandovi la
notizia; qui l'importante è dedicare due righe al significato
dell'accaduto. Una città dilaniata dalla mal gestione
dell'immigrazione (e non dilaniata dagli emigrati, sia chiaro), i cui
cittadini non vogliono più essere rappresentati dall'odio dilagante
della parola EMERGENZA (come se l'immigrazione fosse un fenomeno
nuovo, che l'Italia sta attraversando solo ora), decidendo di
avvicinarsi a queste persone, di aiutare queste persone, consapevoli
che solo di Aiuto hanno bisogno.
Ci si può
perdere in numeri, dati, ragionamenti contorti per descrivere e dare
enfasi a questo problema. Ma tutto cade nella banalità quando si
comprende che non c'è bisogno di altro che di SOLIDARIETA'. A
partire da noi, componenti di uno Stato che dovrebbe essere civile e
garante dei più alti principi di umanità, sino agli stati stessi,
alle loro rappresentanze, per arrivare all'Unione Europea e poi al
Mondo intero. Se ogni Stato si assumesse la responsabilità di
gestire una quota di emigrati, se da questo partisse una volontà
politica di organizzazione dei flussi migratori e di integrazione
sociale, attualmente non staremmo parlando di problema o emergenza.
Allo stato attuale, la solidarietà non la si prende in
considerazione, anzi la si fa schiantare contro un muro!
Giovani Democratici Alberobello
Scritto da: Daniele Amatulli

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