20 DICEMBRE primi exit poll sulle elezioni spagnole. I risultati sono storici e, volente o nolente, riguardano anche l’Italia.
Con il 28,7% dei voti il Partido Popular guidato dal premier Mariano Rajoy ha vinto le elezioni politiche in Spagna, perdendo però il 15% dei voti e 65 seggi rispetto a 4 anni fa e non riuscendo ad ottenere la maggioranza assoluta. Troviamo poi i Socialisti, in forte flessione, al 22%, Podemos al 20.6%, che ottiene un ottimo risultato, e i centristi di Ciudadanos con il 13.9%.
Questo risultato mostra definitivamente la fine del bipartitismo, mettendo in seria difficoltà la stabilità politica e la governabilità del paese. Ora Rajoy dovrà comporre una coalizione abbastanza forte e stabile che non lo porti ad elezioni anticipate. Il prossimo passo è l’elezione del presidente della Camera. Se nessuno viene eletto alla prima votazione, si sfideranno in una seconda votazione i due candidati piu votati del primo turno. Questo passaggio è essenziale per l’elezione del presidente del governo: re e presidente della camera devono individuare un candidato presidente del governo, che poi si deve presentare alla camera per ottenere in prima votazione la maggioranza assoluta. Se fallisce, deve almeno ottenere la maggioranza relativa. Insomma, i SI devono superare i NO, senza contare astenuti e assenti. In caso di ulteriore fallimento tutto ritorna nelle mani di Re e Presidente della Camera per trovare ulteriori candidati. Se entro due mesi dalla prima votazione non si trova un candidato si ritorna al voto. Ma il problema verrebbe risolto? Una nuova votazione può essere risolutiva per la frammentazione nel panorama politico spagnolo?
Allargando il discorso per renderlo più “nostro”, è certo che in Italia, grazie all’Italicum promosso da un Governo che con coscienza guardava alla fine del bipartitismo, non avremo problemi di instabilità simili.
L’Italicum permette al primo partito (non più alla coalizione) che raggiunge il 40% dei voti di ottenere un premio di maggioranza del 15%, ottenendo quindi il 55% dei seggi ed una certa stabilità politica necessaria per governare. Se nessun partito raggiunge il 40%, si va al ballottaggio tra i primi due partiti. Chi vince al ballottaggio ottiene il 55% dei seggi.
Questo spinge per altro il sistema politico Italiano a favore sicuramente il Centrosinistra, quasi totalmente occupato dal PD, e il m5s, a dir poco moderato nelle alleanze e coalizioni, che ora può puntare a governare indisturbato, ma costringe il Centrodestra, frastagliato e composto da diversi partiti, ad unirsi in un’unica lista per ottenere possibilità di governare. Se si presentassero divisi, tentando di ipotizzare dei risultati attendibili, FI e Berlusconi dovrebbero lasciare il passo alla Lega Nord e al leader Salvini (cosa che lo stesso Berlusconi ha tentato di evitare puntando ad alzare la soglia di sbarramento per costringere la Lega Nord e NCD a dipendere da FI).

E se ci fosse stato l’Italicum anche in Spagna? Se avessero anticipato la fine del bipartitismo con un sistema elettorale nuovo e che si adattasse ai cambiamenti nel panorama politico, cosa sarebbe potuto accadere? Il Partido Popular e i Socialisti sarebbero andati al ballottaggio e chiunque avesse vinto avrebbe ottenuto un governo stabile, senza dover ricercare alleanze discutibili che di per se possono rappresentare un elemento di instabilità.
A questo punto, per evitare gravi crisi politiche che potrebbero provocare ulteriori emorragie per i principali partiti di massa, la soluzione potrebbe essere un Governo di Larghe Intese per giungere il più rapidamente possibile ad una riforma elettorale. Successivamente, pur potendo solo ipotizzare gli effetti nel breve periodo (principalmente riferiti alla perdita consistente di fiducia nello Stato spagnolo), giungere ancora a votazioni e puntare ad un governo stabile.
L’obiettivo di un Governo è quello di riuscire a comprendere i problemi e trovare una soluzione che guardi al futuro, che anticipi situazioni irrimediabili mettendo a repentaglio (mai come in questo caso) la stabilità di un paese che, a prescindere da chi sia la guida, deve crescere, cambiare e lo può fare solo con la politica, quella buona.
-D.Amatulli

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