lunedì 11 gennaio 2016

Questa Europa da due pesi e due misure

“Non raccontateci che state donando il sangue all’UE”. Le parole di Matteo Renzi nei confronti della Cancelliera Angela Merkel sono precise, trasparenti e quanto mai vicine a quello che è il pensiero di un gran numero di italiani ed europei.
L’idea che muove la Germania è di per sé sbagliata: pensare che il bene della Germania sia anche il bene dell’Europa demolisce il fondamento di unità che ha portato alla nascita della stessa Unione Europea. L’Unione Europea è composta da Stati con problemi – che siano essi politici, economici o sociali – che li caratterizzano. Immaginare un’Europa come un unico blocco di paesi con gli stessi sintomi a cui viene proposta la stessa diagnosi, non può che portare ad un’Europa divisa nelle condizioni economiche e quindi ad un’Europa con due pesi e due misure.
“Senza entrare nel merito delle motivazioni politiche del rinnovo, sulle sanzioni alla Russia ci limitiamo a constatare i risvolti economici che dimostrano come si tratti di un colpo a salve per l’Europa e gli USA, con la beffa che il Paese a essere maggiormente penalizzato è proprio l’Italia”. Queste sono le parole del presidente dell’Unione interparlamentare Italia-Russia, Alessandro Pagano. Questo è solo un esempio di una Europa da due pesi e due misure.
Durante il 2015, le esportazioni del Made in Italy crescono soprattutto verso i paesi del sud-est asiatico, in cui i prodotti italiani non vengono colpiti dal rallentamento dei mercati emergenti.
Se la produzione tessile, dell’abbigliamento, della pelletteria, ma anche della metallurgia e della meccanica strumentale rappresentano una grossa fetta dell’esportazione italiana, Il settore trainante è quello agroalimentare che registra una crescita del 40%.
A questi ottimi risultati bisogno aggiungere un dato fortemente negativo per effetto dall’embargo alla Russia: l’esportazione in Russia è calata del 25,9%. Per altro l’embargo colpisce principalmente prodotti alimentari e tessili. Insomma, i settori trainanti dell’esportazione italiana.
A questo bisogna aggiungere che, come nei mercati asiatici, in Russia il Made in Italy è molto richiesto a tal punto da abbattere l’Italian Sounding (le imitazioni, per intenderci). Con questo embargo le industrie locali in Russia recuperano quote di mercato rischiando di rosicare totalmente i profitti dell’esportazione italiana.
A questo punto ci si chiede se l’embargo sia funzionale più a punire la Russia o i paesi dell’Europa stessa. Ci si dovrebbe chiedere, più di ogni altra cosa, se la decisione dell’embargo alla Russia sia stata presa prendendo in considerazione gli effetti negativi sui mercati di tutti gli Stati membri. È da queste scelte che si evince che manca unione di intenti nelle scelte di questa Europa.

-D.Amatulli

giovedì 7 gennaio 2016

SULLA QUESTIONE MERIDIONALE


(i.a.) Questione meridionale: soltanto due parole rimandano ormai ad un paranoico tema vecchio quanto lo Stato italiano, dall’unificazione ad oggi. Paranoico perché rimasto irrisolto, nessun governo italiano dal 1863 ad oggi (fra monarchico, fascista e repubblicano) si è dimostrato capace di tracciare un piano che prevedesse un riequilibrio amministrativo e socio-economico tra Nord e Sud. 
Nessuno statista al potere è mai stato consapevole che la creazione di un’Italia forte passa da una parificazione tra le due parti. Neppure l’attuale premier pare esserlo: occorre affrontare questa grave crisi economica che paralizza l’Italia intera da tempo. Chiunque ha sempre avuto altre priorità da anteporre all’incancrenita ‘questione’ di una terra sempre più marginale ed estranea ad ogni dinamica politica nazionale o internazionale: basti pensare al taglio dei co-finanziamenti europei per i progetti nel Mezzogiorno. Un altro duro colpo.
Si tende spesso a criticare il predominio della Germania nello scacchiere europeo, ma non si contempla il fatto che la rinascita dello stato tedesco è passata da una parificazione tra Ovest ed Est. I tedeschi avevano compreso la necessità di far ‘ripartire’ (termine oltremodo abusato dal nostro Renzi) l’Est per il bene della Germania, e si erano adoperati per farlo nel miglior modo e nel minor tempo possibile. Riuscendoci. In Italia si è stati sempre in altre faccende affaccendati, ignorando le necessità del Meridione. Ad esempio i fondi stanziati per la Germania Est non sono stati dirottati per alimentare il clientelarismo (piaga secolare dell'Italia meridionale), né sono stati dirottati alle organizzazioni criminali locali (mafie). Questo spiega perché i tedeschi sono riusciti a risollevare l'economia della Germania dell'Est in pochi decenni, mentre in Italia non è bastato un secolo e mezzo per risolvere l’intricata questione meridionale.
 Una delle maggiori responsabilità del governo italiano è stata sin dalle origini, quella di non aver mai represso con fermezza questi fenomeni di corruzione e parassitarismo, lasciandoli degenerare.  Ed ora il paese intero ne risente.       Per porre fine a questi fenomeni, occorre creare un cortocircuito nel fallace sistema di interessi e nella diffusa mentalità di rendita che si è venuta a creare: ciò è possibile soltanto con una migliore gestione della partecipazione nella cosa pubblica, accompagnata da un severo controllo dall’alto degli amministratori (onde prevenire infiltrazioni illecite). Infatti scriveva l’illustre Gramsci ne I Quaderni: “Il Mezzogiorno non ha bisogno di leggi speciali e di trattamenti speciali. Ha bisogno di una politica ispirata al rispetto dei bisogni generali del paese, e non di particolari tendenze politiche o regionali”.
Un simile risvolto della questione porterebbe innumerevoli fattori di progresso e crescita, anche nell’interesse delle genti del Nord, ed innescherebbe la fine di tanti fenomeni che imperversano nel paese.
Chiudiamo con le parole di Pino Aprile: “Credo che non ci sia terra, oggi, in Europa, che abbia maggior futuro e miglior fortuna da dispiegare, de lnostro Sud”.

Ivano Agrusti 

sabato 2 gennaio 2016

Francia e Terrorismo: modifiche costituzionali


PARIGI. 13 NOVEMBRE. Un avvenimento ha scosso l'umanità: attacchi terroristici hanno portato a 130 morti e centinaia di feriti.
16 NOVEMBRE. Il presidente Hollande, alla presenza di tutto il Parlamento, ha affermato la necessità di modificare la Costituzione per adattarla alla minaccia incombente, sempre e comunque nel pieno rispetto delle libertà pubbliche.
Gli articoli da modificare sarebbero:
·         Art.16: Quando le istituzioni della Repubblica, l'indipendenza della Nazione, l'integrità del territorio o l'esecuzione degli impegni internazionali sono minacciati in maniera grave ed immediata e il regolare funzionamento dei poteri pubblici costituzionali è interrotto, il Presidente della Repubblica adotta le misure richieste da tali circostanze, sentiti il Primo Ministro, i Presidenti delle assemblee ed il Presidente del Consiglio Costituzionale. 

Egli ne informa la Nazione mediante un messaggio. I provvedimenti devono essere ispirati alla volontà di assicurare ai poteri pubblici costituzionali, nel minor tempo possibile, i mezzi necessari per provvedere ai loro compiti.
II Consiglio Costituzionale è consultato in materia. Il Parlamento si riunisce di diritto. L'Assemblea Nazionale non può essere sciolta durante l'esercizio dei poteri eccezionali.”

·         Art. 36: “Lo stato d'assedio è decretato in Consiglio dei ministri. 
Non può essere prorogato oltre 12 giorni senza autorizzazione del Parlamento.

In parole povere: l’Art. 16 attribuisce al Presidente poteri eccezionali, allorché un grave avvenimento metta a repentaglio il corretto funzionamento delle istituzioni della Repubblica. Venne attuato solo una volta in Francia, quando il Presidente Charles De Gaulle, a causa della sommossa dei Generali durante la guerra di Algeria, prese i pieni poteri.
L’Art. 36 regola invece lo “stato d’assedio”: si può passare dalla temporanea sospensione delle leggi di garanzia o della Costituzione di uno Stato, sino all'assunzione dei poteri civili da parte dell'autorità militare. Per fare un esempio a noi vicino, il presidente del Consiglio dei Ministri Luigi Facta propose lo stato d’assedio al re Vittorio Emanuele III per fermare la “marcia su Roma” fascista, senza però ottenere la firma del sovrano.
Si comprendono così le affermazioni del Presidente Hollande che considera entrambi gli articoli inadatti alla situazione attuale, sia perché le istituzioni pubbliche ed il loro funzionamento non sono state messe a repentaglio, ma anche perché non è immaginabile trasferire poteri all’autorità militare. Eppure, se non si parla di un vero e proprio conflitto, è vero anche che siamo testimoni di “terrorismo di guerra” - così come lo chiama lo stesso Hollande.
Il comitato di Balladur (costituito da Nicolas Sarkozy con l’obiettivo di rendere più democratica la Costituzione e la Quinta Repubblica) già nel 2007, propose di affiancare allo stato d’assedio lo stato d’emergenza. Lo stesso stato d’emergenza, in cui si trova la Francia dal 13 novembre, non è presente nella Costituzione, ma nasce da una legge del 1955; si attua tramite decreto del Consiglio dei Ministri ed entra in vigore non oltre 12 giorni tramite una legge.
Lo stato d’emergenza rappresenta una limitazione delle libertà personali. Si applica in caso di effettiva minaccia della Nazione, può limitare, ad esempio, la libertà di movimento o addirittura la libertà di stampa.
Lo stesso Hollande vorrebbe, quindi, “poter disporre di uno strumento appropriato per applicare misure eccezionali per una certa durata senza passare dallo stato d’assedio e senza rinnegare le libertà pubbliche”.
Questo è il punto: allo svecchiamento della Costituzione, che può adattarsi ai pericoli quali dovremo affrontare in questi anni, si contrappone la necessità di non ledere le libertà e i diritti personali di ogni cittadino francese.
Analizzare questa situazione considerandola un problema solo francese, è riduttivo: ogni Stato europeo, a pari condizioni, non può affrontare l'emergenza allo stesso modo, guardando agli avvenimenti e ai cambiamenti che stanno avvenendo in Francia come a un precedente.
È altresì appropriato considerare questa volontà al cambiamento molto coraggiosa, perché si vuole modificare la Costituzione. Ma si conoscono perfettamente anche i pericoli: andando a modificare gli articoli 16 e 36, si rischia di ottenere l’effetto inverso rispetto a quello sperato (ossia combattere la minaccia, salvaguardando le libertà pubbliche): questo infatti dipende fondamentalmente dalla volontà politica di ogni singolo Stato.
Si rischia di cadere nella solita domanda “il fine giustifica i mezzi?”. Se non si cerca un’alternativa costituzionale alla limitazione delle libertà pubbliche, ma si utilizzassero gli strumenti attualmente presenti nella Costituzione con l’unico fine di sconfiggere la minaccia terroristica, quali potrebbero essere i risultati? Probabilmente un popolo vincitore sul campo di battaglia, ma vinto dal punto di vista delle libertà; un popolo sicuro, sì, ma solo perché dopo un certo orario è vietato uscire di casa per il coprifuoco; un popolo consapevole di aver sconfitto la minaccia, ma inconsapevolmente disinformato su ciò che accade attorno a sé a causa dei giornali la cui libertà di espressione dipende dalla discrezionalità del Governo.
Gli ultimi avvenimenti impongono un cambiamento, ma le strade principali sono due: salvaguardare democrazia, libertà e diritti (consapevoli che queste non possano provenire dall’alto, in particolare da chi governa) e sconfiggere la minaccia terroristica per la sicurezza dei cittadini, oppure piegarci al livello del nostro “nemico”, cancellando le conquiste democratiche fatte in secoli di storia, gridando a gran voce la sconfitta del terrorismo, senza sapere di essere già stati sconfitti.

-D.Amatulli

martedì 29 dicembre 2015

Mattarella, Costituzione e Relazioni Internazionali

23 Dicembre. Il Presidente della Repubblica Mattarella firma l’atto di clemenza nei confronti di Robert Seldon Lady e Betnie Medero, agenti della CIA condannati in Italia per il sequestro avvenuto a Milano nel 2003 ai danni dell’imam egiziano, Abu Omar.
Robert Seldon Lady doveva scontare nove anni (poi divenuti sei con l’indulto) di reclusione, Betnie Medero 4 anni. L’allora ministro della Giustizia Paola Severino richiese l’estradizione (Luglio 2013) del solo Seldon Lady, imponendo che l’estradizione venisse richiesta solo a condannati per pene superiori ai quattro anni, il che già esclude Betnie Medero. Con l’atto di clemenza firmato da Mattarella si riduce la pena di Seldon Lady da sei a quattro anni, ponendolo sotto la soglia stabilita dalla Saverino e vanificando la richiesta di estradizione.
È ovvio ipotizzare che Mattarella stia continuando il lavoro iniziato da Napolitano (che salvò 22 agenti della CIA su precisa richiesta di Obama) per migliorare i rapporti con gli Stati Uniti. È possibile supporre che questo gesto serva ad ottenere un forte aiuto per il caso dei Marò detenuti in India.
A questo punto è necessario comprendere se l’atto è da considerarsi legittimo costituzionalmente: secondo la sentenza n.200 del 2006 (Che potete scaricare qui: http://1drv.ms/1kn99k0), la Corte Costituzionale chiarisce esplicitamente la “finalità essenzialmente umanitaria” – rispettando – “i valori costituzionali garantendo soprattutto il senso di umanitàdell'atto di clemenza.
L’atto di grazia per i due agenti non é in linea con la finalità essenzialmente umanitaria dell’atto, visto che la decisione è stata prettamente politico-diplomatica.
Non bisogna dimenticare il reato per cui i due agenti sono stati condannati: extraordinary renditions, espressione che non ha nemmeno una definizione ufficiale. La Corte europea dei diritti dell’uomo  ha definito tale pratica come “un trasferimento extra giudiziale di persone da una giurisdizione a un’altra o da uno Stato a un altro, affinché siano detenute o interrogate al di fuori del normale contesto legale, ove sussista un rischio reale di tortura o di trattamenti crudeli, inumani o degradanti”. Tale pratica è talmente grave da essere considerato dagli Stati che compongono l’Unione Europea non compatibile con i principi fondamentali di uno Stato di diritto.
Quest’ultimo punto spinge ancora di più a pensare che il Presidente Mattarella dovesse prediligere il senso di umanità, salvaguardando i principi dello Stato di diritto.
A quanto pare al Presidente è bastato sapere che gli Stati Uniti abbiano interrotto la pratica delle extraordinary renditions, come se in qualche modo questo espiasse le colpe dei condannati.
Pare necessario a questo punto riuscire a regolare e circoscrivere l’atto della grazia tentando di prediligere un equilibrio tra finalità umana e politica, senza eludere ne l’uno ne l’altro come si è fatto in questo caso con l’unico valore umanitario da dover rispettare, oltre che salvaguardando quei valori che il Presidente della Repubblica è chiamato a proteggere.


-D.Amatulli

martedì 22 dicembre 2015

Spagna e Italicum


20 DICEMBRE primi exit poll sulle elezioni spagnole. I risultati sono storici e, volente o nolente, riguardano anche l’Italia.

Con il 28,7% dei voti il Partido Popular guidato dal premier Mariano Rajoy ha vinto le elezioni politiche in Spagna, perdendo però il 15% dei voti e 65 seggi rispetto a 4 anni fa e non riuscendo ad ottenere la maggioranza assoluta. Troviamo poi i Socialisti, in forte flessione, al 22%, Podemos al 20.6%, che ottiene un ottimo risultato, e i centristi di Ciudadanos con il 13.9%.

Questo risultato mostra definitivamente la fine del bipartitismo, mettendo in seria difficoltà la stabilità politica e la governabilità del paese. Ora Rajoy dovrà comporre una coalizione abbastanza forte e stabile che non lo porti ad elezioni anticipate. Il prossimo passo è l’elezione del presidente della Camera. Se nessuno viene eletto alla prima votazione, si sfideranno in una seconda votazione i due candidati piu votati del primo turno. Questo passaggio è essenziale per l’elezione del presidente del governo: re e presidente della camera devono individuare un candidato presidente del governo, che poi si deve presentare alla camera per ottenere in prima votazione la maggioranza assoluta. Se fallisce, deve almeno ottenere la maggioranza relativa. Insomma, i SI devono superare i NO, senza contare astenuti e assenti. In caso di ulteriore fallimento tutto ritorna nelle mani di Re e Presidente della Camera per trovare ulteriori candidati. Se entro due mesi dalla prima votazione non si trova un candidato si ritorna al voto. Ma il problema verrebbe risolto? Una nuova votazione può essere risolutiva per la frammentazione nel panorama politico spagnolo?

Allargando il discorso per renderlo più “nostro”, è certo che in Italia, grazie all’Italicum promosso da un Governo che con coscienza guardava alla fine del bipartitismo, non avremo problemi di instabilità simili.
L’Italicum permette al primo partito (non più alla coalizione) che raggiunge il 40% dei voti di ottenere un premio di maggioranza del 15%, ottenendo quindi il 55% dei seggi ed una certa stabilità politica necessaria per governare. Se nessun partito raggiunge il 40%, si va al ballottaggio tra i primi due partiti. Chi vince al ballottaggio ottiene il 55% dei seggi.
Questo spinge per altro il sistema politico Italiano a favore sicuramente il Centrosinistra, quasi totalmente occupato dal PD, e il m5s, a dir poco moderato nelle alleanze e coalizioni, che ora può puntare a governare indisturbato, ma costringe il Centrodestra, frastagliato e composto da diversi partiti, ad unirsi in un’unica lista per ottenere possibilità di governare. Se si presentassero divisi, tentando di ipotizzare dei risultati attendibili, FI e Berlusconi dovrebbero lasciare il passo alla Lega Nord e al leader Salvini (cosa che lo stesso Berlusconi ha tentato di evitare puntando ad alzare la soglia di sbarramento per costringere la Lega Nord e NCD a dipendere da FI).

E se ci fosse stato l’Italicum anche in Spagna? Se avessero anticipato la fine del bipartitismo con un sistema elettorale nuovo e che si adattasse ai cambiamenti nel panorama politico, cosa sarebbe potuto accadere? Il Partido Popular e i Socialisti sarebbero andati al ballottaggio e chiunque avesse vinto avrebbe ottenuto un governo stabile, senza dover ricercare alleanze discutibili che di per se possono rappresentare un elemento di instabilità.

A questo punto, per evitare gravi crisi politiche che potrebbero provocare ulteriori emorragie per i principali partiti di massa, la soluzione potrebbe essere un Governo di Larghe Intese per giungere il più rapidamente possibile ad una riforma elettorale. Successivamente, pur potendo solo ipotizzare gli effetti nel breve periodo (principalmente riferiti alla perdita consistente di fiducia nello Stato spagnolo), giungere ancora a votazioni e puntare ad un governo stabile.

L’obiettivo di un Governo è quello di riuscire a comprendere i problemi e trovare una soluzione che guardi al futuro, che anticipi situazioni irrimediabili mettendo a repentaglio (mai come in questo caso) la stabilità di un paese che, a prescindere da chi sia la guida, deve crescere, cambiare e lo può fare solo con la politica, quella buona.


-D.Amatulli



venerdì 18 dicembre 2015

Vecchio Mercato Coperto: la nostra analisi politica.


Segretario della lista Alberobello Futura, Vittorio Palmisano: “dico due cose che sono fondamentali per il dibattito politico: il concetto di bene comune e il concetto di interesse collettivo. L'interesse collettivo è molto importante per dibattere. Interesse collettivo significa che in un paese si dà mandato ad un sindaco, che sia di destra, di sinistra o di centro, di governare. Quindi c'è un interesse di una maggioranza nel fare delle cose, che fa delle scelte DEMOCRATICAMENTE e l'unico modo perché una maggioranza poi venga ad un certo punto delegittimata a compiere ulteriori atti in futuro è proprio la votazione, il massimo momento della democrazia. Una maggioranza acquisisce per il voto democratico dei cittadini l'autorizzazione a fare delle cose, si assume la responsabilità, se queste cose non vi piacciono ad un certo punto ci sarà il cambio della guardia, ma non ci spaventa questo. E VI CONSIGLIO DI FREQUENTARE LE SCUOLE DI FORMAZIONE POLITICA.”

                   


6 DICEMBRE: incontro tra comitato cittadino per la riqualificazione dell’area ex mercato coperto e giunta di maggioranza. Il discorso sopra riportato viene fatto verso la fine dell’incontro dal segretario del partito di maggioranza, Vittorio Palmisano. Proprio da quel discorso vogliamo incominciare la nostra analisi su quello che è stato l’atteggiamento e il pensiero politico dell’amministrazione.

Il discorso tenuto dal segretario, che pare proprio sapere il fatto suo, solleva non poche perplessità. Prima di tutto sulla questione delle scelte democratiche che vanno a cozzare con il suo (e solo suo) concetto di legittimità ottenuto dal voto.

In un paese veramente democratico il confronto, la condivisione di idee e i pareri tecnici o meno, sono fondanti per ogni singola scelta politica e amministrativa che riguarda l’interesse collettivo, in particolare se riguarda un’area che i cittadini hanno considerato di grande importanza per sé stessi, per i turisti e per la bellezza storica e paesaggistica dei trulli circostanti.

Non avendo dato adito ad una proposta referendaria, non conosciamo il numero certo di chi sostiene il Comitato, come non sappiamo in quanti sostengano il Sindaco. Con tutta probabilità la maggioranza non conosce nemmeno uno per uno i propri elettori. Quanti di questi ora sostengono il Comitato? Quanti, dopo aver legittimato la giunta ad amministrare, hanno deciso di delegittimarla indirettamente per la scelta che ha fatto? Ma a quanto pare questo non interessa. Dopo la votazione, seguendo i più vecchi luoghi comuni, i cittadini votanti, almeno secondo taluni segretari, non possono avere più voce in capitolo rispetto alle scelte dei propri amministratori, gli stessi che hanno votato. Per qualcuno la democrazia si esaurisce appena fuori il seggio.

Noi non siamo d’accordo. In un paese con un ridotto numero di cittadini, potendo sfruttare diversi mezzi di coesione, condivisione e dibattito, oltre che il concetto di Democrazia Diretta (consigliamo al caro Segretario Vittorio Palmisano di andare a studiarlo) rendendo ogni singolo cittadino partecipe alle decisioni amministrative, si sceglie la strada di una politica oramai passata: io amministro, io decido. E la democrazia può andare a farsi benedire.

Ovviamente cogliamo l’invito di Vittorio Palmisano di seguire un corso di formazione politica, ma ci poniamo una domanda:

durante quale Repubblica o Governo Liberale ha seguito questo corso di formazione politica? Scusi, ma non ci troviamo con i concetti chiave!

Se analizziamo quello che è stato l’incontro tra comitato e sindaco, notiamo sin da subito la direzione che questa amministrazione vuole prendere. L’incontro che doveva servire ad ascoltare e confrontare i vari pareri, pareva più un contentino dato dal Sindaco al Comitato. Non c’è stata nemmeno una minima apertura al punto di vista, seppur differente, del Comitato. È servito solo per confermare ancora una volta la chiusura dell’Amministrazione dinanzi al volere di alcuni cittadini, confermando di voler continuare inesorabilmente il proprio progetto.

Attacchi anche sul personale, voce alta per sovrastare gli altri, alcuni prendevano parola utilizzando come deterrente ciò che veniva detto su di un social (come se da parte loro fossero uscite solo rose da quelle tastiere, utilizzando le bugie come arma principale e l’illazione come base della discussione), senza spiegare perché era d’accordo con il Sindaco - forse perché lo era a prescindere -, facevano da cornice ad un incontro che poteva tenersi anche in un bar e forse non avremmo notato la differenza. L’obiettivo del Comitato di condividere idee e pareri differenti ha fatto la stessa fine della democrazia sopra riportata. Ancora una volta l’amministrazione ha dato prova di sé.


Il moderatore dell’incontro chiese quale fosse l’alternativa del Comitato Cittadino: secondo la natura della protesta stessa, secondo anche quello detto sino ad ora, noi non vogliamo presentare un’idea sperando che venga condivisa dai più. La nostra alternativa è Democratica: metterci intorno ad un tavolo, senza pubblico per cercare applausi, senza telecamere per fare comizi, spinti solo dalla volontà di creare qualcosa che possa coniugare i pareri e le opinioni di tutti. Partecipazione e concorso di idee sono la nostra alternativa. Alternativa ad un problema che è anche politico e amministrativo.

                      

venerdì 27 novembre 2015

Vecchio Mercato Coperto: analisi amministrativa.



31 OTTOBRE viene demolito il vecchio mercato coperto. Avvenuto tutto in una situazione di assoluto silenzio, quasi omertoso, la cittadinanza è stata colta di sprovvista, ma l’evento provocò una reazione a catena imprevedibile. I più, inconsapevoli che un nuovo progetto di riedificazione incombeva, desideravano quell’area a disposizione dei cittadini e, perché no, anche dei nostri turisti. La visione di un’area così ampia portò la gente ad immaginare cosa volesse al posto del mostro che c’era prima, ma quasi tutti vertevano su un’area verde.

Ma i progetti dell’amministrazione, che sino a quel momento furono celati dietro ad una coltre nebbiosa (come in un porto delle nebbie), erano e sono diversi. Un “contenitore culturale” incombe!

8 NOVEMBRE assemblea popolare, organizzata dalle forze di opposizione. La partecipazione è massiccia. In quest’occasione è evidente la volontà dei cittadini, già organizzati in un comitato (Qui il link alla pagina: https://www.facebook.com/alberobellomercatocoperto/?fref=ts ), di bloccare al più presto i lavori per poter permettere a TUTTI di decidere le sorti di quell’area, anche se il mancato preavviso ha portato a dover rispettare tempistiche ristrettissime.

La sera stessa il comizio di risposta dall’amministrazione dà un motivo in più per andare a fare due passi in piazza. Il sindaco, accompagnato dal capogruppo Carucci, ribadisce le loro intenzioni e afferma non solo di avere tutti i permessi necessari, ma di aver ricevuto i complimenti della Regione Puglia (con tanto di 110 e lode e bacio accademico). Lo ribadirà anche nel Consiglio comunale del 10 novembre quando alla richiesta del Consigliere Gianvito Matarrese di controllare se ci fossero tutti i permessi per far procedere i lavori, il Sindaco ha risposto che i permessi ci sono tutti.

Qualche giorno dopo la demolizione, però, a nome del Consigliere Viviano Giuliani, ma frutto del lavoro del Partito Democratico, dei Giovani Democratici e dei gruppi consigliari di opposizione, venne inviato un esposto (qui lo potete visionare:
http://1drv.ms/1YwlPEG ) all’Anac (Agenzia Nazionale Anti-Corruzione), al GAL di Barsento, al Presidente della Giunta Regionale e al Ministro dei Beni Culturali.

19 NOVEMBRE il Ministero dei Beni Culturali risponde all’esposto (qui lo potete visionare: http://1drv.ms/1IjYPQ2 ) chiedendo all’amministrazione spiegazioni sul progetto, sottolineando l’importanza del sito UNESCO.

23 NOVEMBRE  dopo un esposto del Comitato cittadino, anche l’Autorità di Bacino della Puglia risponde (qui lo potete visionare: http://1drv.ms/1Q15RQ1 ) richiede informazioni utili per le attività edilizie in quella determinata area “di cui questa Autorità non è a conoscenza” .

26 NOVEMBRE altro esposto del Comitato Cittadino, altra risposta. Questa volta è il Ministero degli Interni  (qui potete visionare la risposta: http://1drv.ms/1IlYnke ), in particolare il comando dei Vigili del Fuoco della Provincia di Bari, a richiedere spiegazioni per un nuovo progetto di cui loro non erano a conoscenza, esortando l’amministrazione a chiarimenti e delucidazioni.


27 NOVEMBRE richiamato all’ordine dal Ministero degli interni, anche la sovrintendenza (direttamente dipendente dallo stesso Ministero) chiede chiarimenti all’amministrazione (qui potete leggere l’atto: http://1drv.ms/1QLZiCr ).

Leggendo (finalmente) un parere chiaro e trasparente della sovrintendenza, si può notare come scindano il progetto a cui il mittente ha dato parere positivo e il progetto attualmente in atto.

 “…non essendo prevista una nuova progettazione”.

Stando agli atti, è indubbio che la sovrintendenza non era a conoscenza del nuovo progetto. Di fatti, subito dopo elenca quelle che erano le caratteristiche del progetto da loro valutato: “…su opere da realizzarsi all’edificio esistente, mediante parziali demolizioni e ricostruzioni…”

La conclusione dell’atto apre uno scenario interessante: la soprintendenza chiede delucidazioni per poter comprendere “…se ci siano i presupposti per l’annullamento del parere rilasciato”.

4 DICEMBRE altro atto di grande importanza. Dopo il polverone mediatico e istituzionale, a chiedere spiegazioni questa volta é direttamente il GAL (l'ente preposto all'erogazione del finanziamento necessario alla costruzione dell'immobile). Oltre a chiedere spiegazioni, il che sottolinea ancora una volta una mancata trasparenza persino nei rapporti con i vari enti, il GAL paventa la possibilità di "procedere alla revoca del finanziamento..."
Se a queste risposte aggiungiamo tutti i “vizi” (magistralmente elencati dal Comitato cittadino https://www.facebook.com/alberobellomercatocoperto/photos/a.1631217467131529.1073741829.1630349273885015/1634489456804330/?type=3 ) in tutto l’iter progettuale, non riusciamo a comprendere come l’amministrazione e il Sindaco Longo in primis (essendosi preso più e più volte le responsabilità del progetto) non voglia fare un passo indietro; non voglia, mettendo da parte progetti presenti e futuri, comprendere l’errore soprattutto nel rapporto coi cittadini e ridare a questi l’ultima parola per la riqualificazione di quell’area.